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Tir fermi sulla Variante Appia tra il Garigliano e Formia, code ai caselli di Frosinone e Ferentino, scaffali vuoti nei supermercati del Sud Pontino e del Cassinate. Queste sono solo le espressioni piรน dirompenti, esauste, della protesta degli autotrasportatori che ha attraversato in questi giorni anche le province di Frosinone e Latina. La punta di un iceberg che nasconde lo stato di salute del lavoro e dellโ€™economia di questo paese giร  da tempo appesantita da logiche asfissianti.
Il costo del gasolio ha reso insostenibile, ora piรน che mai, per gli autotrasportatori fare il proprio mestiere. Ogni viaggio costa di piรน, i margini si assottigliano fino a scomparire, e il conto โ€” come sempre โ€” lo paga chi lavora e non chi specula. Per questo ridurre la protesta a una vertenza di categoria, a una richiesta corporativa da gestire e archiviare, sarebbe un errore politico oltre che unโ€™ingiustizia. Ciรฒ che sta accadendo sulle strade della Ciociaria e del Pontino, cosรฌ come in tutto il Mezzogiorno, รจ la stessa cosa che accade ogni mese a milioni di lavoratori dipendenti con buste paga che non bastano piรน, ai pensionati che scelgono cosa possono permettersi di mangiare, ai giovani incastrati in contratti a termine che non consentono di progettare nulla. Perchรฉ se ad animare questa rabbia ci sono ragioni diverse, hanno tutte una radice comune: un sistema economico in cui i costi delle crisi vengono sistematicamente scaricati su chi lavora, mentre rendite, extraprofitti e speculazione prosperano indisturbati.
Di fronte a tutto questo, il Governo Meloni mostra una sorditร  che ha dellโ€™incredibile e che non รจ piรน tollerabile. Nessuna misura strutturale sul costo dei carburanti, nessun intervento serio sui salari, nessuna risposta alla crescita della povertร  che avanza. Mentre lโ€™Italia protesta โ€” dagli operai dellโ€™ex Ilva agli studenti accampati davanti a Montecitorio, dagli agricoltori agli autotrasportatori โ€” palazzo Chigi guarda altrove.
รˆ importante tenere occhi e orecchie aperti, unire le voci. Questo senso di ingiustizia, che ora รจ esploso con una forza mirata al sovvertimento, giร  sobbolliva nelle file di un popolo esausto. La rabbia che sale dal territorio รจ legittima e va rispettata, ma la rabbia isolata rischia di esaurirsi o, peggio, di trasformarsi in conflitto tra categorie che subiscono le stesse scelte di chi sta in alto. Il nostro compito รจ tenerla insieme, darle obiettivi riconoscibili, trasformarla in forza collettiva capace di incidere per difendere salari e pensioni, contrastare le rendite e la speculazione, impedire che ogni nuovo rincaro si traduca in ulteriore sfruttamento del lavoro. Questo รจ esattamente il percorso che abbiamo tracciato con La Via Maestra โ€” la manifestazione di sabato scorso a Roma, che ha dimostrato che quando si parla chiaro la gente risponde โ€” e che proseguirร  con lo sciopero generale del 20 novembre.
Chi ha bloccato le strade in questi giorni e chi sabato era in piazza San Giovanni sta dicendo la stessa cosa. รˆ tempo che qualcuno li ascolti.

Giuseppe Massafra
Segretario Generale Cgil Frosinone-Latina

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